
Nel vasto panorama videoludico, esistono titoli che si somigliano come gocce d’acqua e altri che, pur raccogliendo influenze da decine di opere, riescono comunque a ritagliarsi un’identità unica. Atomfall è uno di questi: un bastardo nobile, nato da una tresca tra Fallout e l’Inghilterra post-apocalittica, cugino di primo grado di S.T.A.L.K.E.R., nipote spericolato di Rage e membro acquisito della dinastia di We Happy Few. Ai suoi matrimoni hanno brindato Dying Light e, tra i parenti più lontani, si vocifera persino di un certo Atomic Heart. Insomma, il pedigree è complicato, ma ridurlo a un semplice Fallout britannico sarebbe un’ingiustizia.
Sviluppato da Rebellion, Atomfall è un survival-RPG che mescola esplorazione, un pizzico di crafting e una narrazione immersa nell’estetica della fantascienza inglese. A completare il quadro, un tocco di horror folk alla Still Wakes The Deep e qualche sfumatura lovecraftiana, per un’esperienza che sa di rovina e mistero.
Un’Inghilterra distorta dal disastro nucleare
Le campagne inglesi sono un incubo radioattivo dopo un misterioso incidente nucleare ispirato al disastro di Windscale del 1957. Ti risvegli senza memoria, con un’unica certezza: devi capire cosa diavolo è successo e trovare un modo per non lasciarci le penne. Peccato che in giro ci siano militari con deliri di onnipotenza, scienziati dispersi che giocano a fare Dio, cultisti così fuori di testa che persino le sette più estreme sembrano boy scout, e predoni talmente feroci da farti rimpiangere la peste nera.
Dimenticati il lusso di accumulare scorte: qui il denaro non vale nulla, si baratta. E i mercanti non fanno beneficenza – c’è chi vuole cibo, chi munizioni, chi esplosivi, e chi forse la tua anima. Il tuo inventario? Ridicolo. Non puoi raccattare tutto come un criceto paranoico, devi scegliere con cura. Puoi depositare roba nei bunker grazie a un sistema di tubi pneumatici, ma occhio: tornare a prenderla è un rischio letale. Ah, e poi ci sono i megazord inceneritori, ma di quelli ne parliamo nel prossimo capitolo… sempre se ci arrivate vivi.
La verità è più oscura di quanto immagini
Dal punto di vista narrativo, Atomfall non si limita a darti un pugno nello stomaco: ti sbatte al suolo e ti lascia lì a chiederti cosa diavolo stia succedendo. Certo, “disastro nucleare e società in rovina” non è il concept più originale del mondo, ma il gioco sa come farti abbassare la guardia prima di colpirti con rivelazioni inquietanti e colpi di scena che ribaltano ogni certezza. E poi c’è quella maledetta cornetta rossa. Suona ovunque, sussurra il nome Oberon, e improvvisamente sembra di essere tornati nei corridoi distorti di Control. Ma la vera domanda rimane: è stato davvero l’uomo a scatenare l’apocalisse… o c’è qualcosa di molto più antico e terrificante dietro tutto questo?
Ogni errore può essere fatale
Il combattimento è teso, spietato e ti punisce al primo errore. Del resto, gli sviluppatori sono quelli di Sniper Elite, quindi le sparatorie sono realistiche e soddisfacenti… almeno finché non sei tu a beccarti una pallottola tra gli occhi. Attaccare un accampamento con arco e frecce? Ottima idea, se vuoi trasformarti in un colabrodo appena sbagli mira e attiri un’orda di psicopatici armati.
L’IA dei nemici non vincerà il premio Nobel, ma sa come farti a pezzi. Certo, puoi attirarli in uno stanzino e farli fuori uno alla volta come in un horror di serie B… ma appena metti il naso fuori, preparati a essere trivellato senza pietà. In campo aperto, non c’è trucco che tenga: loro sparano, tu muori.
Per fortuna, Rebellion sa che non tutti amano soffrire e offre tre livelli di difficoltà, oltre a un bel po’ di opzioni di accessibilità, tra cui l’assistenza alla mira. Insomma, se l’idea di affrontare il mondo di Atomfall senza aiuti ti terrorizza, puoi sempre attivare qualche rotellina di sicurezza. Ma non illuderti troppo: là fuori ti vogliono morto comunque.
Non è un crafting per bambini
Il crafting non è un passatempo, è questione di vita o di morte. Ti servono bende, bombe artigianali e veleno per far fuori qualche scemo? Meglio prepararle prima, perché mettersi a pasticciare con la polvere da sparo in mezzo a una sparatoria equivale a scrivere il proprio epitaffio. In questo mondo marcio, l’unico modo per sopravvivere è pensare al peggio… e avere sempre qualcosa di esplosivo in tasca.
Un mondo vivo e pericoloso
Le mappe di Atomfall non sono immense come in certi open-world dispersivi, ma sono talmente dense da essere un incubo ambulante. Qui niente viaggio rapido: ogni passo può essere un’avventura… o l’ultima cazzata che fai. Anche dopo ore di gioco, infilarsi in un bunker oscuro o esplorare un villaggio abbandonato riesce sempre a farti stringere le chiappe. E questo è anche il motivo per il quale non ci si annoia mai.
Il sistema degli indizi rende l’esplorazione ancora più coinvolgente. Ogni pista può portarti alla verità sul disastro o essere solo un frammento inquietante di lore, e spesso non è chiaro se stai seguendo una missione principale o solo un dettaglio marginale. Questo senso di incertezza trasforma ogni scoperta in una paranoia costante.
Ciò che rende l’esperienza di Atomfall davvero interessante è la libertà che offre nel vivere la storia come meglio crediamo. Le missioni, oltre a essere avvincenti, sono fortemente influenzabili dalle nostre scelte. Potremo decidere se tradire un alleato in favore di un altro, mentire spudoratamente o addirittura eliminare tutti i protagonisti principali del gioco – o addirittura sterminare l’intero genere umano. E la cosa sorprendente è che la narrazione si adatta in modo realistico a queste azioni.
Le imperfezioni che piacciono
L’ambientazione di Atomfall è un capolavoro di atmosfera. Le ampie distese verdi, i villaggi britannici con le loro insegne pittoresche e i pub dove il tè è l’unico rimedio contro lo stress ti fanno sentire immerso in un mondo che potrebbe essere stato bello, prima che l’apocalisse lo travolgesse. I personaggi, con il loro gergo caratteristico, aggiungono quel tocco di autenticità che fa sembrare il tutto incredibilmente vero. Ogni angolo, ogni dettaglio è pensato per farlo sembrare reale, per rendere palpabile la tensione di un mondo che sta cercando di sopravvivere a se stesso.
Certo, Atomfall non è certo un gioco che farà urlare al miracolo in termini di grafica. Le textures sono solide e soddisfacenti, ma non sempre impeccabili. Tuttavia, l’uso della luce e delle ombre riesce a creare un’atmosfera cupa e inquietante, che si adatta perfettamente al tono del gioco.
La vegetazione, pur non essendo ultra dettagliata, contribuisce a quell’effetto immersivo che ti fa sentire costantemente sotto assedio, e i paesaggi aperti, pur non essendo maestosi, riescono a raccontare la decadenza del mondo con grande efficacia.
I modelli dei personaggi, pur non offrendo grandi differenze tra una tipologia e l’altra – ad esempio, incontrerete centinaia di soldati praticamente identici lungo il percorso -, sono comunque ben animati. Ogni NPC, anche nei momenti più marginali, riesce a trasmettere l’impressione di essere una parte viva e pulsante di un mondo caotico. Nonostante la loro monotonia, ogni individuo sembra avere un ruolo nel disastro post-apocalittico che li avvolge, rendendo il tutto più credibile e immersivo.
Conclusione: un capolavoro post-apocalittico?
Atomfall è un titolo che sa come intrattenere, coinvolgere e, soprattutto, mantenere alta la tensione. Non è un gioco che ti lascia spazio per respirare, ma è proprio questo il suo fascino. Se sei in cerca di un’esperienza di sopravvivenza cruda, imprevedibile e avvolgente, Atomfall è un viaggio che vale la pena intraprendere.
VOTO 9/10
Pro
- Atmosfera
- Libertà
- Ambientazioni
- Gameplay unico
Contro
- Dettagli grafici
- IA limitata